“Prendersi cura di sé è un’arte antica, una combinazione perfetta di elementi e saperi. I nostri sono acqua, yogurt, olio, prodotti dell’orto, piante officinali e il naturale scorrere delle stagioni”.

É il momento della raccolta dei fiori di Calendula!


Proprio in questi giorni i prati intorno a La Cerreta si tingono di arancio per le distese fiorite di Calendula…ed è il momento giusto per fare scorta di fiori e semi per le  Tisane delle Terme di Sassetta e per altre preparazioni che vanno a sfruttare le numerose proprietà di questa pianta officinale.

É una pianta annuale dai caratteristici fiori color giallo-arancio. Il nome deriva dal latino Calendæ, primo giorno del mese: infatti raggiunge il massimo dellafioritura nel primo giorno d’ogni mese del periodo floreale. I latini chiamavano la Calendula “Solsequium” che segue il sole: i fiori si aprono al sorgere del sole, lo seguono e si richiudono al tramonto.

CALENDULA [Calendula officinalis L.; Famiglia Compositeae]

Nomi comuni: Fiorrancio, Calta, Garofano di spagna

Inglese=Marigold, Pot-marigold; Tedesco=Ringelblume; Francese=Calendula, Souci

Questo comportamento ricorda quanto avviene per il girasole e per la passiflora. Anche loro sono fiori “eliotrofi” perché il sole ne condiziona il comportamento.

La pianta era già conosciuta dagli Egizi che la usavano contro le febbri, mentre i Greci la utilizzavano nella cura delle ferite e delle ustioni. Ippocrate e Dioscoride la somministravano alle partorienti al fine di alleviare le sofferenze del parto.

In ogni caso, citazioni nell’uso e nella preparazione di ricette a base di calendula compaiono in tutte le epoche storicheenfatizzandone i suoi effetti per la cura dei disturbi digestivi, come antitumorale e come antidoto per la peste. A questo proposito Enrico VII consumava un infuso di calendula, acetosella e pimpinella quale preventivo dell’infezione.

In Italia allo stato selvatico troviamo le specie arvensis e suffruticosa mentre l’officinalis è coltivata e usata sia in erboristeria sia come pianta ornamentale. Tuttavia, considerata la sua diffusione non è assolutamente strano trovare la specie officinalis inselvatichita.

 

Il suo habitat

Presente in quasi tutta l’area mediterranea, si trova nei campi di frumento, nei viottoli di campagna e nelle vigne. Predilige terreni argillosi ma cresce anche in aree paludose purché soleggiate. Sopravvive anche in terreni poveri di sostanze nutritive.

Coltivazione: E’ facilmente coltivabile anche in aree geografiche piovose e con temperatura invernale rigida. Resiste anche a lunghi periodi di siccità. E’ una pianta annuale e le sementi sono facilmente reperibili. Si semina tra aprile e maggio.

 

Come riconoscerla

E’ una pianta erbacea con fusto a struttura angolosa, ricoperto di peluria per buona parte della sua altezza che alla base diviene legnoso. La sua altezza varia da 20 a 50 cm.

Le foglie sono sessili, alterne opposte, semplici, con margine liscio e sono ricoperte di leggera peluria. Le foglie superiori sono oblunghe a spatola e di colore verde chiaro, mentre le inferiori sono lanceolate.

Le infiorescenze, giallo-arancio e con un diametro compreso tra 4 e 7 centimetri, sono raccolte in capolini solitari e terminali. Ogni capolino, circondato da brattee verdi, è costituito da fiori tubulosi inseriti su un ricettacolo e circondato da fiori modificati, ligule, che erroneamente sono considerati essere dei petali. La fioritura inizia tra aprile e maggio e dura fino ad ottobre inoltrato; tuttavia in alcune zone può protrarsi fino a novembre inoltrato.

I frutti sono costituiti da acheni (senza pappo) di diversa forma, grigiastri con due punte sul dorso e con un ciuffo di peli (vedi foto).

 

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Cosa si utilizza

Si utilizza tutta la pianta: le foglie, il fusto, rizoma e radici.

I fiori, oltre ad usi erboristici, sono utilizzate in cucina. Radici e foglie erano utilizzate in passato per tingere i tessuti; le radici per unacolorazione gialla, le foglie per una verde.

 

Quali principi attivi contiene

I composti chimici che rivestono importanza per la sua azione si trovano principalmente nei capolini fioriti. Essi sono: glicosidi triterpenici, alcoli triterpenici, caroteneidi, flavonoidi, cumarine, polisaccaridi, calendulosidi, taraxasterolo, acido clorogenico, resine, mucillagini, fenoli e olio essenziale. Nell’olio essenziale si rinvengono camazulene, quercitina, apigenina e ß-bisabololo. Il pigmento giallo dei fiori contiene licopene, violaxantine, xantofille, ß-carotene.

 

Utilizzo salutistico

Cicatrizzante, antinfiammatorio (alcoli e glicosidi triterpenici; questi ultimi sono i veri responsabili dell’attività della calendula nel trattamento delle dermatiti), emolliente, lenitivo, rinfrescante, riepitelizzante (carotenoidi), antisettico (fenoli) eantimicrobico (favonoidi, saponine), protettivoimmunostimolante (polisaccaridi). I flavonoidi favoriscono anche il mantenimento della fluidità sanguigna diminuendo, in tal modo, il rischio d’occlusione dei vasi o dell’insorgenza di uno stato infiammatorio del tessuto vascolare. Un aiuto al sistema cardiovascolare viene anche dalle saponine che, adsorbendo i grassi (colesterolo e acidi grassi), ne diminuiscono la disponibilità e quindi i rischi vascolari connessi. La presenza di caroteni e xantofille (precursori della vitamina A) svolgono attivitàantiossidante, cioè riducono i rischi associati alla formazione dei radicali liberi. Questi ultimi sono una delle principali cause di distruzione delle strutture cellulari e tissutali ed entrano nel processo di genesi dei tumori. Proprio per questa ragione, anche se non se ne conosceva perfettamente il meccanismo d’azione, la calendula in passato è stata largamente utilizzata come preventivo/curativo dei tumori.

Gli oli essenziali contenuti nei fiori hanno un’azione composita sull’organismo umano; infatti ne regolano la funzionecardiovascolare riducendone la frequenza cardiaca, modulano la sudorazione e fungono da rilassanti della muscolatura. Rilevante è anche l’effetto antimicrobico ed antimicotico.

Cute – Sulla base delle sue proprietà, la calendula viene utilizzata, per via topica, nel trattamento degli eczemi, delle dermatiti, delprurito, degli eritemi (soprattutto dopo prolungata esposizione alla luce solare), di lievi ustioni, di foruncoli, delle punture d’insetti, delle contusioni, degli ematomi, delle ulcere e ferite a lenta cicatrizzazione, nel trattamento della pelle secca facilmente screpolabile o arrossabile.

Bocca e Cavità orale – Un uso, sempre per via topica e più limitato, è nel trattamento delle stomatiti, afte, gengiviti, piorrea, paradentiti, tonsilliti e faringiti.

Attività per via sistemica (ovvero come assunzione orale) – La calendula mostra attività emmenagoga, antispasmodica, coleretica, ipotensiva e vasodilatatrice.

In veterinaria – Si usa per contusioni, ferite cutanee, eczemi atopici, adenomi delle ghiandole sebacee, punture d’insetti, ulcere, piaghe, ipercheratosi dei polpastrelli.

 

Utilizzo in cucina

In passato la calendula è stata utilizzata come sostituto dello zafferano; infatti essa conferisce al cibo la classica colorazione giallastra. Viene impiegata nelle pietanze cucinate al forno, nel riso e nelle salse. I petali freschi possono essere aggiunti alle insalate, alle creme e ai piatti a base d’uova.

Miele alla Calendula – E’ un metodo originale per fornire all’organismo una significativa quantità sia di sostanze naturali in grado di stimolare il sistema immunitario sia di vitamine. Per preparare il miele di calendula occorre versare su 6 cucchiai di fiori un bicchiere (circa 200-250 mL) di miele filtrato portato alla temperatura di 40 °C (è importante non superare questa temperatura al fine di preservare la funzione dei principi attivi contenuti sia nel miele sia nei fiori). L’amalgama, così ottenuta, deve essere versata in un vaso ben chiuso che sarà riposto in un luogo al riparo dalla luce. Si lascerà riposare per 3-4 settimane. Trascorso tale periodo di tempo si passa l’amalgama al setaccio ed il composto così filtrato si conserva in un vaso di vetro a tenuta stagna. Si utilizza sia per via interna, assumendone un cucchiaino al giorno, sia per il trattamento della pelle. In quest’ultimo caso si miscela con oli (oliva, mandorle, jojoba) o con un sapone neutro prima di trattare la parte interessata.

Utilizzo in agricoltura

La calendula è utilizzabile come concime ecologico in quanto, avendo radici che penetrano profondamente nel terreno, frammenta le zolle di terra permettendo una ventilazione del terreno stesso. In aggiunta, la pianta assorbe in profondità le sostanze nutritive (grazie alle radici profonde) e, una volta morta, funge essa stessa da concime. La pianta può essere anche utilizzata come antiparassitario biologico da utilizzarsi nel preservare ad esempio le coltivazioni di fragola e di patate. Questa azione è dovuta alla presenza degli oli essenziali. E’ riportato in letteratura anche l’uso di estratti di calendula nel combattere l’invasione delle coltivazioni da parte della chiocciola Limnea cailliandi.

 

Avvertenze

La pianta non presenta tossicità.

Qualsiasi preparato di calendula è ben tollerato anche nei soggetti che possono presentare allergie.

L’uso prolungato non ha evidenziato effetti collaterali. E’ comunque preferibile sia nell’uso topico che sistemico limitare il trattamento a brevi periodi, poiché la persistenza del sintomo deve far sospettare il sovrapporsi di complicanze o patologie concomitanti.

Dalla letteratura non risultano incompatibilità particolari con farmaci o altri prodotti omeopatici.

L’uso di prodotti contenenti calendula deve essere evitato in gravidanza e durante il periodo di allattamento.

In una recente pubblicazione Sarrell mette in evidenza come una preparazione di composti naturali, contenenti anche calendula, sia efficace, nello stesso modo di una composizione contenente due anestetici di sintesi (ametocaina e fenazone), nella terapia del dolore da otite media nel bambino.

 

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